GLI EFFETTI DELLA VIOLENZA SUI BAMBINI

I bambini possono essere colpiti in vari modi dalla violenza domestica. Oltre che subire loro stessi abusi diretti all’interno della propria famiglia, possono vivere una situazione di “violenza assistita intra-familiare”: assistere o essere a conoscenza di violenze o maltrattamenti, fisici o psicologici, perpetrati da un membro della famiglia su un altro. La maggior parte delle aggressioni subite dalle donne si verifica infatti in presenza dei figli.

Una donna vittima di violenza domestica cerca naturalmente di proteggere i propri figli sperando che non siano consapevoli di ciò che sta accadendo. Purtroppo i bambini si accorgono degli abusi in molti modi e i loro livelli di consapevolezza sono molto più alti di quanto possiamo pensare: è impossibile riuscire a nascondere loro certe cose. Soprattutto, è fondamentale capire che anche se si fa del proprio meglio per nasconderlo ai propri figli, il fatto che i bambini non assistano direttamente a liti o violenze non significa che queste non abbiano un effetto su di loro: sono estremamente sensibili e recettivi rispetto al modo di interagire e relazionarsi anche se non si trovano di fronte ad una situazione di violenza esplicita.

I bambini dipendono dagli adulti, per loro è fondamentale sentirsi accolti, accuditi e protetti; quando la loro stessa casa non è un posto sicuro, viene a mancare un punto di riferimento estremamente significativo ed è molto difficile per un bambino capirne le ragioni. Le prime emozioni possono essere di paura e rabbia accompagnate da reazioni come ansia e depressione, problemi nel sonno, disturbi dell’alimentazione o altri sintomi fisici, comportamenti aggressivi e antisociali. Nella mente del/la bambino/a può prendere corpo l’idea che la responsabilità e la colpa di quello che accade sia sua, pur di provare a spiegarsi o giustificare il comportamento di un adulto nel quale ripone tutta la sua fiducia.

La verità è che in molti casi in cui un genitore è vittima di abusi, anche i bambini lo sono. È importante dunque ascoltarli quando questi cercano di parlarci di questo genere di episodi, mantenendo un atteggiamento calmo ed equilibrato che dia loro sicurezza, nonostante il racconto ci possa sconvolgere. Sottolineare il loro coraggio, rassicurarli e ribadire più volte che non sono responsabili o colpevoli di quello che sta accadendo li aiuterà molto.

Dunque, considerando quanto sia importante per il bambino o la bambina poter parlare di quello che sta succedendo, è determinante che l’adulto per primo non si nasconda dietro al silenzio negando che ci sia qualcosa che non va. Parlate con i vostri figli, ascoltateli, ricordando che spesso loro possono scegliere canali alternativi per comunicare con voi ed esprimere paure e bisogni, come forme di scrittura e disegni. Nel confrontarvi con loro e nel rassicurarli abbiate però cura di non sminuire il problema facendo promesse sul futuro che sapete di non poter mantenere: questo potrebbe confonderli ancora di più sentendo di non potersi fidare di voi.

Esprimere la rabbia in maniera violenta è un comportamento che viene appreso e non ereditato. Vivere in una famiglia segnata da abusi crea un ambiente di apprendimento negativo in cui i bambini possono imparare ad esprimere la propria rabbia gridando insulti o picchiando.

 

SE DECIDI DI ANDARE VIA

Aggiorna il più possibile i tuoi figli sull’evolversi della situazione e su possibili programmi di trasferimento, a meno che una situazione di estrema emergenza te lo impedisca. Spiega loro che state andando in un posto sicuro e che, se il livello di violenza è molto alto, purtroppo c’è la possibilità di non poter vedere amici o persone che facevano parte della loro quotidianità.

Molto spesso la fine di una relazione violenta implica la contesa dei figli come forma di ricatto. Questo tipo di situazione è nociva per i bambini e sottopone le donne ad uno stress continuo per la possibilità di perderne l’affidamento. Anche in questo caso la cosa migliore è rimanere lucide e rivolgersi a persone competenti. Ricorda che nessuno è interessato a punirti togliendoti i figli.

Le situazioni che si presentano più frequentemente sono :

  • c’è un accordo informale con il partner rispetto agli incontri con i figli e al mantenimento.
  • vuoi sporgere denuncia per maltrattamenti in famiglia e su minori e determinare le condizioni di affidamento.
  • il partner minaccia di fare o fa un esposto alle autorità per sottrazione di minore, e/o richiede alle autorità di intervenire per avere garantito il ruolo paterno.

Negli ultimi due casi, quindi, ci sarà probabilmente un intervento delle autorità (assistenti sociali e tribunale dei minori) per stabilire le condizioni su come entrambi dobbiate gestire la crescita dei figli.

Questo non ti deve spaventare perché non sono interventi volti a mettere in discussione le tue capacità di essere madre.
In qualunque caso, queste sono situazioni tipo dunque non esaustive della realtà in cui potresti trovarti.

C. Roccia, Violenza diretta e violenza indiretta sui bambini. Il punto di vista psicologico e psicoterapeutico, http://www.psychomedia.it/pm/answer/abuse/roccia4.htm

Centro Aiuto Donne Maltrattate, La violenza domestica, http://www.cadom.it/la-violenza-domestica/

S. Perna, Quando i bambini assistono alla violenza: la violenza assistita intrafamiliare, http://www.psicologiadonna.altervista.org/violenzabambini.html

Unicef, La violenza domestica contro le donne e le bambine, http://www.unicef-irc.org/publications/pdf/digest6i.pdf