Comprendere il DPTS (Disturbo Post Traumatico da Stress)

Sei stai vivendo una situazione di violenza, o ne sei appena uscita, potrebbe capitarti di sperimentare alcuni sintomi spiacevoli e intensi di tipo ansioso che ti riportano con la mente e con il corpo a rivivere l’esperienza traumatica, rendendo talvolta difficile lasciarsi alle spalle l’accaduto e ricominciare.

Il disturbo post traumatico da stress è un disturbo d’ansia che sopraggiunge dopo aver vissuto o essere stata testimone di un evento traumatico, come l’aver subito minacce di morte o violenze o aver assistito a violenze a danno di altre persone. Proprio quando il pericolo concreto è ormai passato, possono sopraggiungere sensazioni di terrore o di paura intensa, o di estrema impotenza. Queste sensazioni possono essere accompagnate dai seguenti sintomi:

  • Continuare a rivivere l’evento traumatico come se stesse accadendo di nuovo nel presente. Questo sintomo può comportare frequenti ed ossessivi pensieri intrusivi relativi all’evento, oppure frequenti sogni o incubi in cui l’evento viene rivissuto vividamente. Può anche succedere che tu ti senta sconvolta e agitata da situazioni o circostanze che ti ricordano anche in minima parte la situazione traumatica.
  • Evitare tutte le situazioni e circostanze che ricordano l’evento traumatico: per esempio, una vittima di stupro potrebbe evitare di passare per la strada in cui è stata violentata o cercare di scacciare tutti i pensieri relativi alla violenza subita. L’evitamento è caratterizzato inoltre da una reazione di diminuita responsività rispetto agli eventi, un sentirsi come “anestetizzate”, insensibili, distaccate dalle altre persone. Possono sorgere sentimenti di alienazione e può subentrare una incapacità di vivere sentimenti ed emozioni positivi.
  • Aumento di eccitabilità e di ipersensibilità agli stimoli, che si manifesta ad esempio con estrema difficoltà ad addormentarsi, riposarsi o concentrarsi. Può succedere di sentirsi eccessivamente vigile e facilmente irritabile.

Nel caso in cui tu stia soffrendo di questi sintomi per più di un mese dopo aver vissuto una o più esperienze traumatiche, è possibile che quello che stai vivendo sia proprio un Disturbo Post Traumatico da Stress.

Alcuni studi hanno dimostrato che alcune categorie sono maggiormente a rischio di sviluppare un disturbo post-traumatico da stress dopo un evento traumatico.  Le donne [1],  le persone che hanno sofferto di depressione o di altri disturbi d’ansia, quelle che hanno vissuto un trauma in età infantile e quelle che generalmente sono ansiose, insicure e tendono a preoccuparsi molto, sono le categorie più vulnerabili al disturbo [2]. Inoltre, molte donne che sono state vittime di violenza domestica tendono a soffrire dei sintomi sopraelencati, caratteristici del DPTS [3]. E’ stato infatti  dimostrato che l’essere state vittime di violenze è la principale causa di DPTS nelle donne, e che è più comune avere ripercussioni post-traumatiche dopo una relazione caratterizzata da abuso che dopo aver subito o assistito ad altri eventi traumatici quali incidenti e catastrofi naturali [4].

La ragione di ciò è che non solo le vittime di abuso hanno temuto per la propria vita; a questo ovvio fattore di stress ne vanno aggiunti altri, tra cui la perdita della fiducia nei confronti degli altri e la perdita del proprio senso di sicurezza personale all’interno del contesto sociale [5]. Questo significa che per esempio, quando il senso di sicurezza all’interno della propria famiglia e della propria casa viene distrutto, subentra un’ulteriore trauma che è quello di non poter contare sulla famiglia come ambiente dove le persone si sentano sicure, rispettate e amate; questa sensazione di non avere una base sicura aumenta il fattore di rischio verso il DPTS e pertanto chi subisce violenza domestica, sia psicologica che fisica, è particolarmente vulnerabile a sviluppare questo disturbo.[6][7][8][9][10][11][12][13].

Per questa stessa ragione, è fondamentale per la persona affetta da DPTS il sostegno di una buona rete sociale, mentre una rete sociale negativa favorisce il mantenimento di questa condizione [14]. Questo accade perché un supporto sociale positivo in qualche modo rinforza il nostro senso di appartenenza ad un gruppo che si prende cura e protegge i suoi membri, mentre quando si rimane coinvolte in interazioni negative o si rimane isolate, si rafforzano i sentimenti di paura e di insicurezza e si rinforza anche l’idea che il mondo sia un posto ostile [15].

Sfortunatamente il/la partner abusante spesso tenta di isolare la sua vittima dal suo circuito familiare e dagli amici, rendendola dipendente da lui/lei e rendendole difficile chiedere aiuto alla sua rete di supporto. Oppure, l’abusante si finge attento e gentile quando la famiglia e gli amici della vittima sono presenti,  proiettando una falsa immagina di sé e della relazione che mette la vittima in condizione di non essere creduta se decide di denunciare gli abusi che subisce. In questo modo, l’abusante si protegge dalle conseguenze del suo comportamento.

Quindi se ti senti incastrata in una relazione violenta in questo momento,  ci sono persone e organizzazioni e associazioni che possono aiutarti.

In aggiunta ai fattori di rischio sopra menzionati, è stato rilevato che cercare di evitare i pensieri relativi all’evento traumatico aumenta le possibilità di sviluppare la Sindrome da Stress Post-traumatico [16], come anche l’aver vissuto l’evento in maniera distaccata e irreale (per esempio come se ti fossi sentita fuori dal tuo corpo, o come se non stesse capitando a te), o aver cercato immediatamente di reprimere le sensazioni e i ricordi relativi all’accaduto. Questo potrebbe succedere perché un simile meccanismo di difesa “ritarda” il confronto con le sensazioni negative che derivano dall’evento traumatico.

In ultimo, gli studi mostrano che se hai sviluppato un forte senso di colpa dopo l’esperienza traumatica sei più propensa a sviluppare un DPTS. E’ importante che tu capisca che non sei responsabile del comportamento del tuo aggressore. E’ probabile che lui/lei proverà a convincerti che la violenza che hai subito è colpa tua e che sei tu ad aver istigato le sue azioni, ma non è vero. La ragione per cui il tuo aggressore è abusante con te è perché vuole esercitare un controllo su di te. Se ti fa sentire in colpa per come ti tratta, è per trattenerti dal lasciarlo e per tenerti agganciata, dandoti la falsa speranza che se sarai “buona” con lui/lei e gli/le darai quello che desidera, non ti farà più del male, fisico o emotivo che sia. Anche questo non è affatto vero, poiché gli/le abusanti spesso ti mettono di proposito in situazioni in cui sei destinata a “fallire” nel compito di accontentarli. Ricorda che nessuno merita di essere trattato in questo modo e che le relazioni sane sono basate sull’amore e il rispetto reciproco e non sull’abuso e il controllo.

Le conseguenze degli eventi traumatici non ricadono solo su di te. Se hai bambini, sopratutto se sono molto piccoli o in età prescolare, anche loro possono risentire della situazione abusante. Quando sia un genitore che un bambino stanno facendo esperienza di un evento fortemente stressante, le loro risposte emotive sono strettamente correlate, il che significa  che il modo in cui rispondi o affronti la situazione ha degli effetti anche sulla risposta emotiva del bambino. In parole povere, se la madre è spaventata anche il bambino sarà spaventato a sua volta, e sfortunatamente gli studi dimostrano che quando un genitore sta soffrendo di DPTS il bambino ha maggiori probabilità di  svilupparlo a sua volta nella sua vita futura.

Il modo migliore di proteggere te stessa e i tuoi figli, qualora tu ne abbia, dai sintomi del DPTS è cercare aiuto. Il disturbo necessita di un trattamento psicoterapeutico e a volte farmacologico, pertanto il modo migliore per farti sostenere è rivolgerti alle strutture territoriali, come i consultori (qui la lista, divisa per province), che sono ad accesso diretto, oppure parlare con il tuo medico di famiglia e farti indirizzare presso il Dipartimento di Salute Mentale (DSM) competente nella tua zona. Ti ricordiamo comunque, che se stai ancora subendo degli abusi e hai bisogno di sostegno per lasciare il tuo aggressore, per farti aiutare puoi rivolgerti ai centri antiviolenza (qui la mappa interattiva creata dalla Casa delle Donne di Bologna).

Se hai bambini e stai vivendo una relazione violenta, puoi trovare  dei modi per far fronte a questa situazione qui. Se senti o pensi che qualcuno o te stessa stia soffrendo di DPTS, clicca qui  per scoprire come trattare una DPTS.

È importante che tu sappia che il Disturbo Post Traumatico da Stress è una condizione curabile. Se pensi di soffrire di DPTS, abbi fiducia nel fatto che non vivrai per sempre nella paura: cerca aiuto e con il giusto trattamento potrai lasciarti il passato alle spalle.

[1] McNally, R.J. (2003). Remembering trauma. Cambridge, MA: Belknap Press of Harvard University Press.

[2] Breslau, N., Davis, G.C., & Andreski, P. (1995). Risk factors for DPTS-related traumatic events: A prospective analysis. American Journal of Psychiatry, 152, 529-535.

[3] Jones, L., Hughes, M., & Unterstaller, U. (2001). Post-Traumatic Stress Disorder (DPTS) in victims of domestic violence. Trauma, Violence, & Abuse, 2(2), 99-119.

[4] Charuvastra, A., & Cloitre, M. (2008). Social bonds and posttraumatic stress disorder. Annual Review of Psychology, 59, 301-328.

[5] King et al. (1995) as cited in Charuvastra, A., & Cloitre, M. (2008). Social bonds and posttraumatic stress disorder. Annual Review of Psychology, 59, 301-328.

[6] Astin, M.C., Ogland-Hand, S., Coleman, E.M., & Foy, D.W. (1993) as cited in Jones, L., Hughes, M., & Unterstaller, U. (2001). Post-Traumatic Stress Disorder (DPTS) in victims of domestic violence. Trauma, Violence, & Abuse, 2(2), 99-119.

[7] Cascardi, M., & O’Leary, K. (1992) as cited in Jones, L., Hughes, M., & Unterstaller, U. (2001). Post-Traumatic Stress Disorder (DPTS) in victims of domestic violence. Trauma, Violence, & Abuse, 2(2), 99-119.

[8] Hattendorf, J., Ottens, A.J., & Lomax, R.G. (1999) as cited in Jones, L., Hughes, M., & Unterstaller, U. (2001). Post-Traumatic Stress Disorder (DPTS) in victims of domestic violence. Trauma, Violence, & Abuse, 2(2), 99-119.

[9] Houskamp, B.M., & Foy, D.W. (1991) as cited in Jones, L., Hughes, M., & Unterstaller, U. (2001). Post-Traumatic Stress Disorder (DPTS) in victims of domestic violence. Trauma, Violence, & Abuse, 2(2), 99-119.

[10] Khan, F.I., Welch, T.L., & Zillmer, E.A. (1993) as cited in Jones, L., Hughes, M., & Unterstaller, U. (2001). Post-Traumatic Stress Disorder (DPTS) in victims of domestic violence. Trauma, Violence, & Abuse, 2(2), 99-119.

[11] O’Keefe, M. (1998) as cited in Jones, L., Hughes, M., & Unterstaller, U. (2001).

Post-Traumatic Stress Disorder (DPTS) in victims of domestic violence. Trauma, Violence, & Abuse, 2(2), 99-119.

[12] Rollstin, A.O., & Kern, J.M. (1998) as cited in Jones, L., Hughes, M., & Unterstaller, U. (2001). Post-Traumatic Stress Disorder (DPTS) in victims of domestic violence. Trauma, Violence, & Abuse, 2(2), 99-119.

[13] Vitanza, S., Vogel, L.C.M., & Marshall, L.L. (1995) as cited in Jones, L., Hughes, M., & Unterstaller, U. (2001). Post-Traumatic Stress Disorder (DPTS) in victims of domestic violence. Trauma, Violence, & Abuse, 2(2), 99-119.

[14] Koenen, K.C., Stellman, J.M., Stellman, S.D., & Sommer, J.F.Jr  (2003) as cited in Charuvastra, A., & Cloitre, M. (2008). Social bonds and posttraumatic stress disorder. Annual Review of Psychology, 59, 301-328.

[15] Charuvastra, A., & Cloitre, M. (2008). Social bonds and posttraumatic stress disorder. Annual Review of Psychology, 59, 301-328.

[16] Sharkansky, E.J., et al. (2000). Coping with Gulf War combat stress: Mediating and moderating effects. Journal of Abnormal Psychology, 109, 188-197.

[17] Ehlers, A., Mayou, R.A., & Bryant, B. (1998). Psychological predictors of chronic posttraumatic stress disorder after motor vehicle accidents. Journal of Abnormal Psychology, 107, 508-519.

[18] Koopman et al. (1994) as cited in Rachel Yehuda (Ed.). (1998). Psychological Trauma, Review of psychiatry series volume 17. Washington, DC: American Psychiatric Press, Inc.

[19] Tichenor et al. (1996) as cited in Rachel Yehuda (Ed.). (1998). Psychological Trauma, Review of psychiatry series volume 17. Washington, DC: American Psychiatric Press, Inc.

[20] Kring, A.M., Johnson, S.L., Davison, G.C., & Neale, J.M. (2010). Abnormal Psychology (11th ed.) (p.144). Asia: John Wiley & Sons, Inc.

[21] Riggs et al. (1992) as cited in Rachel Yehuda (Ed.). (1998). Psychological Trauma, Review of psychiatry series volume 17. Washington, DC: American Psychiatric Press, Inc.

[22] Walker, L. E. (1979). The battered woman. New York: Harper & Row.

[23] Scheeringa, M.S., & Zeanah, C.H. (2001) as cited in Charuvastra, A., & Cloitre, M. (2008). Social bonds and posttraumatic stress disorder. Annual Review of Psychology, 59, 301-328.

[24] Koplewicz, H.S. et al. (1993) as cited in Charuvastra, A., & Cloitre, M. (2008). Social bonds and posttraumatic stress disorder. Annual Review of Psychology, 59, 301-328.

[25] Landolt, M.A., Boehler, U., Schwager, C., Schallberger, U., & Nuessli, R. (1998) as cited in Charuvastra, A., & Cloitre, M. (2008). Social bonds and posttraumatic stress disorder. Annual Review of Psychology, 59, 301-328.

[26] Laor, N., Wolmer, L., Mayes, L.C., Gershon, A., Weizman, R., & Cohen, D.J. (1997) as cited in Charuvastra, A., & Cloitre, M. (2008). Social bonds and posttraumatic stress disorder. Annual Review of Psychology, 59, 301-328.

[27] McFarlane, A.C. (1987) as cited in Charuvastra, A., & Cloitre, M. (2008). Social bonds and posttraumatic stress disorder. Annual Review of Psychology, 59, 301-328.
American Psychiatric association. (1994) Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-IV). (quarta edizione) Washington, DC:Author.