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ALL’INTERNO DI QUESTA SEZIONE PUOI LEGGERE:

Possibilità abitative: case, stanze in affitto, case rifugio

Se ti trovi in una situazione d’emergenza e devi scappare di casa, se sei alla ricerca di un posto dove andare perché sei costretta a lasciare la casa coniugale, o per una qualsiasi altra ragione, esistono differenti modi per trovare un alloggio (temporaneo o meno):

  • Casa o stanza in affitto
  • Centri Antiviolenza, Case rifugio e Case di semi autonomia
  • Settore pubblico

È importante però sapere che: non è detto che debba essere la donna che esce da una relazione violenta ad abbandonare la casa in cui viveva con il/la partner violento/a. Ciò è valido anche se la casa è di proprietà del compagno/a violento/a e soprattutto se dalla relazione sono nati dei figli.

L’assegnazione della casa coniugale viene decisa dal giudice sia in caso di separazione consensuale che giudiziale.

Prospetto legale

Art. 27.

L’art. 145 del codice civile è sostituito dal seguente:

<<Art. 145 — Intervento del giudice.

In caso di disaccordo ciascuno dei coniugi può chiedere, senza formalità, l’intervento del giudice il quale, sentite le opinioni espresse dai coniugi e, per quanto opportuno, dai figli conviventi che abbiano compiuto il sedicesimo anno, tenta di raggiungere una soluzione concordata.

Ove questa non sia possibile e il disaccordo concerna la fissazione della residenza o altri affari essenziali, il giudice, qualora ne sia richiesto espressamente e congiuntamente dai coniugi, adotta, con provvedimento non impugnabile, la soluzione che ritiene più adeguata alle esigenze dell’unità e della vita della famiglia>>.

Legge n. 154 del 5 Aprile 2001

“Misure contro la violenza nelle relazioni familiari”

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 98 del 28 aprile 2001

Art. 1.

(Misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare)

  1. Dopo il comma 2 dell’articolo 291 del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

«2-bis. In caso di necessità o urgenza il pubblico ministero può chiedere al giudice, nell’interesse della persona offesa, le misure patrimoniali provvisorie di cui all’articolo 282-bis. Il provvedimento perde efficacia qualora la misura cautelare sia successivamente revocata».

  1. Dopo l’articolo 282 del codice di procedura penale è inserito il seguente:

«Art. 282-bis. – (Allontanamento dalla casa familiare). –

  1. Con il provvedimento che dispone l’allontanamento il giudice prescrive all’imputato di lasciare immediatamente la casa familiare, ovvero di non farvi rientro, e di non accedervi senza l’autorizzazione del giudice che procede. L’eventuale autorizzazione può prescrivere determinate modalità di visita.
  2. Il giudice, qualora sussistano esigenze di tutela dell’incolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti, può inoltre prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro. In tale ultimo caso il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.
  3. Il giudice, su richiesta del pubblico ministero, può altresì ingiungere il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto della misura cautelare disposta, rimangano prive di mezzi adeguati. Il giudice determina la misura dell’assegno tenendo conto delle circostanze e dei redditi dell’obbligato e stabilisce le modalità ed i termini del versamento. Può ordinare, se necessario, che l’assegno sia versato direttamente al beneficiario da parte del datore di lavoro dell’obbligato, detraendolo dalla retribuzione a lui spettante. L’ordine di pagamento ha efficacia di titolo esecutivo.
  4. I provvedimenti di cui ai commi 2 e 3 possono essere assunti anche successivamente al provvedimento di cui al comma 1, sempre che questo non sia stato revocato o non abbia comunque perduto efficacia. Essi, anche se assunti successivamente, perdono efficacia se è revocato o perde comunque efficacia il provvedimento di cui al comma 1. Il provvedimento di cui al comma 3, se a favore del coniuge o dei figli, perde efficacia, inoltre, qualora sopravvenga l’ordinanza prevista dall’articolo 708 del codice di procedura civile ovvero altro provvedimento del giudice civile in ordine ai rapporti economico-patrimoniali tra i coniugi ovvero al mantenimento dei figli.
  5. Il provvedimento di cui al comma 3 può essere modificato se mutano le condizioni dell’obbligato o del beneficiario, e viene revocato se la convivenza riprende.
  6. Qualora si proceda per uno dei delitti previsti dagli articoli 570, 571, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies del codice penale, commesso in danno dei prossimi congiunti o del convivente, la misura può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall’articolo 280».

Pur tenendo presenti le precedenti informazioni, può essere necessario cercare una soluzione abitativa alternativa alla casa condivisa con il/la compagno/a violento/a e le associazioni di donne e i centri antiviolenza possono anche essere in grado di aiutare a trovare una soluzione.

Casa o stanza in affitto

Siti come www.immobiliare.it e www.mioaffitto.it sono molto utili per fare ricerche online per zona, fascia di prezzo e metratura. Per ogni città esistono molti siti dedicati alla compravendita e all’affitto delle case, e spesso si trovano annunci diretti del venditore senza passare per agenzie. Per esempio, ti segnaliamo siti come Bakeka, Easystanza. Puoi anche cercare su Facebook se esiste un gruppo dedicato all’affitto di stanze nella tua città.

Siti come Airbnb sono invece utili a trovare una soluzione temporanea (giorni, settimane) a poco prezzo.

È importante da ricordare quando si deve affittare casa:

  • Potrebbe essere necessario avere delle referenze o qualcuno che garantisca per te nel caso in cui il padrone di casa le richieda. Un contratto di lavoro o una fideiussione bancaria sono la tipica referenza. Hai qualcuno che ti può aiutare con questo?
  • Assicuratevi di sapere a quanto ammonta la cauzione – attualmente la cauzione più comune ammonta a 2 o 3 mensilità della quota d’ affitto – e falla inserire nel contratto. La otterrai indietro quando lascerai la casa..
  • Assicurati di aver letto e compreso completamente i termini del contratto prima di firmare.
  • Conserva con te una copia del contratto di affitto!
  • È buon uso scattare delle foto il primo giorno che entrerai nella casa: in questo modo, se c’è già un danno, il padrone di casa non potrà attribuirtelo alla scadenza del contratto.

E’ importante sapere che le regioni di riferimento forniscono degli aiuti economici per le madri single e ragazze madri. Questi aiuti possono essere usati per integrare le spese per l’affitto e vi si accede attraverso i siti delle regioni.

Centri antiviolenza, Case rifugio e case di semi autonomia

CENTRI ANTIVIOLENZA

I Centri Anti-Violenza sono luoghi di accoglienza e ascolto per donne che hanno subito violenza, in cui si garantisce anonimato, colloqui personali, orientamento e supporto legale, accoglienza abitativa (quest’ultima solo in alcuni casi).

Per trovare quello più vicino a te, consulta la pagina specifica dedicata alla mappatura dei centri in tutta la penisola italiana che trovi qui.

CASE RIFUGIO

Ci raccomandiamo vivamente di cercare una Casa di Rifugio solo se non c’è alcuna alternativa.

Le Case Rifugio sono definite per legge come “strutture dedicate, a indirizzo segreto, che forniscono alloggio sicuro alle donne che subiscono violenza e ai loro bambini a titolo gratuito e indipendentemente dal luogo di residenza, con l’obiettivo di proteggere le donne e i loro figli e salvaguardarne l’incolumità”.

Sono strutture che sono preposte a fornire gratuitamente alle donne che subiscono violenza, maltrattamenti e abusi in famiglia o fuori di essa, aiuti pratici e immediati per sottrarle alle situazioni di pericolo e per ricreare condizioni di vita autonoma e serena, garantendo anonimato e riservatezza.

Per questo motivo non si trovano gli indirizzi su internet o non si ha la disponibilità di diffondere una lista preposta.

Per accedervi bisogna contattare il 1522 o un centro antiviolenza di zona che vi metterà a sua volta in connessione con le Case Rifugio.

ALLOGGI DI SEMI AUTONOMIA

Gli alloggi per l’autonomia abitativa sono abitazioni in cui è possibile rimanere per un periodo determinato (dai 6 ai 12 mesi) destinate a donne in difficoltà con o senza figli, alle quali è necessario un supporto per il raggiungimento della piena autonomia. Sono alloggi gestiti da associazioni pubbliche o private, generalmente condivisi da vari nuclei familiari. Vi si può accedere tramite i centri antiviolenza o i servizi sociali dei comuni.

Nelle case di semi autonomia ogni donna gestisce la propria quotidianità, contribuendo in piccola percentuale alle spese della casa ( spesso sostenendo la quota delle utenze), le operatrici sono disponibili per colloqui settimanali o bimensili in accordo con ognuna per facilitare il percorso verso la piena autonomia. Operatrici ed educatrici affiancano la donna negli ambiti in cui è più fragile e su richiesta della donna stessa.

settore pubblico

CASE FAMIGLIA E CIRCUITI MADRE BAMBINO

Strutture destinate a donne sole o madri con figli, ce ne sono di diverso tipo a seconda della necessità (donne sole, donne incinte, donne con bambini) nelle quali è possibile rimanere per periodi di tempo che vanno dai 3 ai 12 mesi. Vi si accede per emergenza:

  • Roma, ad esempio, attraverso la Sala Operativa Sociale del Comune al numero verde 800440022, attiva 24 ore su 24, servizio gratuito;
  • a Napoli, attraverso la Centrale Operativa Sociale al numero 0815627027, attivo 24 ore su 24.

È inoltre possibile accedervi in base al bisogno e con un progetto contattando i Servizi Sociali ed Educativi dei comuni o dei municipi, attraverso l’invio della richiesta da servizi pubblici o del privato sociale (sportelli d’ascolto o segretariato sociale).

Il circuito per donne gestanti o con figli minori è sia di primo che di secondo livello. Nelle strutture di primo livello – urgenze fughe o altra emergenza – si può accedere per richiesta individuale da parte dei servizi sociali, delle forze dell’ ordine o autorità giudiziaria minorile, enti e associazioni. Il secondo livello si attiva su richiesta dei servizi sociali.

È completamente gratuito ed è previsto il sostentamento per ogni esigenza di base (cibo, vestiti, necessità dei minori), oltre all’assistenza del personale competente.

Ne esistono sia di pubblici gestiti da associazioni e cooperative, sia di privati gestiti da associazioni o da circuiti religiosi (Caritas, Comunità Sant’Egidio, ecc).

CASE POPOLARI

Le case popolari sono abitazioni di proprietà di enti regionali e comunali. Esse vengono affittate a canoni mensili agevolati alle persone che hanno bisogno di una casa, ma che non se ne potrebbero permettere una di proprietà o pagando affitti a prezzo di mercato. L’agevolazione permette di far fronte alla spesa esigua dell’affitto e nello stesso tempo di avere un tetto sulla testa.

Per richiedere una casa popolare bisogna rivolgersi all’autorità competente (il Comune di riferimento) e compilare successivamente l’apposito modulo di richiesta. In esso devono essere inseriti i propri dati anagrafici, la situazione lavorativa, eventuale invalidità posseduta e l’indirizzo di residenza.

Il reddito, il numero dei componenti della famiglia, la percentuale di invalidità, i figli minori a carico e l’anzianità sono i criteri che vengono valutati per l’assegnazione dell’alloggio, anche la permanenza in circuiti di accoglienza – case famiglia, centri prima accoglienza, case semi autonomia, centri antiviolenza, ecc. – vengono valutati per il punteggio ma vi si deve permanere per un anno, anche cumulativo, tra diversi centri. Il bando per la richiesta di alloggio popolare ha un funzionamento e criteri di valutazione dei punteggi diversi da Regione a Regione.

Esempio per Roma: a seguito dell’indizione, da parte del Dipartimento Politiche Abitative, del bando di partecipazione all’assegnazione degli alloggi popolari, gli interessati dovranno inviare la richiesta al Dipartimento, compilando un apposito modello ritirabile presso gli Uffici Relazioni con il Pubblico (U.R.P) municipali o presso il Dipartimento Politiche abitative.

Qui il link alla pagina del sito del Comune di Roma dedicata all’edilizia residenziale pubblica:
https://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?jppagecode=mun_xii_arg_ca_cas_pop.wp

L’edilizia residenziale pubblica – Case popolari – non è un bene immediatamente accessibile per situazioni di emergenza, quanto piuttosto un investimento per il futuro che può garantirvi stabilità. I tempi di attesa per l’assegnazione da parte delle autorità competenti (Comuni) variano da città a città, da Comune a Comune, da Regione a Regione; vi suggeriamo quindi di rivolgervi al vostro Comune di appartenenza per capire tempi e modalità.