DIRITTO PENALE

In questa sezione puoi trovare tutte le informazioni di cui hai bisogno se hai intenzione di denunciare alle forze dell’ordine e alla magistratura il tuo partner per gli abusi subiti.

Troverai prima una descrizione dei comportamenti violenti di un partner che sono considerati reato e poi dei vari passaggi del procedimento penale che inizierà con la tua denuncia.

INDICE

1. QUANDO I COMPORTAMENTI DI UN PARTNER VIOLENTO SONO REATO
2. LA DENUNCIA ALLE AUTORITÁ GIUDIZIARIE
  • a) Se non si è in una situazione di emergenza
  • b) Se ci si trova in una situazione di emergenza
3. LE INDAGINI, LE MISURE CAUTELARI, IL TUO RUOLO DI PERSONA OFFESA NEL PROCESSO PENALE

1. Quando i comportamenti di un partner violento sono reato

In molti casi si pensa che i comportamenti violenti del proprio partner siano normali e che, proprio perché avvengono all’interno di una relazione sentimentale, non possano essere oggetto di un procedimento penale.

In realtà sono diversi i reati previsti dal nostro ordinamento che hanno proprio l’obiettivo di punire le condotte di un partner violento o che addirittura prevedono un aggravamento della pena se reati comuni vengono commessi da parte del proprio compagno o da parte del proprio ex, come ad esempio nel caso della violenza sessuale o delle lesioni.

La descrizione, nelle righe che seguono, dei tipi di delitto che potrebbero verificarsi all’interno di una relazione sentimentale violenta, ti potrà essere utile per capire se gli atteggiamenti del tuo partner configurano delle vere e proprie figure di reato, che potranno essere denunciati alle forze dell’ordine e alla magistratura e che sono suscettibili di essere puniti anche a livello penale.

Generalmente, nei casi di violenza all’interno di una relazione, si verificano i seguenti tipi di delitto:

  • Maltrattamenti contro familiari e conviventi art. 572 c.p.: con questo reato si vuole punire chi maltratta una persona della propria famiglia o comunque un proprio convivente. E’ previsto un aumento di pena se dal fatto deriva una lesione grave, gravissima o la morte. Per esserci tale fattispecie di reato serve che vengano compiuti più atti, delittuosi o meno, realizzati anche in momenti successivi, con la consapevolezza di ledere l’integrità fisica e il patrimonio morale del soggetto passivo, così da sottoporlo ad un regime di vita dolorosamente vessatorio.
  • Percosse art. 581 c.p.: con il reato di percosse si vogliono punire quei comportamenti quali il battere, il colpire o il picchiare ma anche qualsiasi altra violenta manomissione dell’altrui persona fisica. Non è necessario che la persona determini una sensazione dolorosa, che potrebbe anche mancare per ragioni particolari. E’ però necessario che dalla percossa non derivi alcuna malattia, perché altrimenti ricorrerebbe il delitto di lesioni.
  • Lesione personale lieve o lievissima art. 582 c.p.: quando da una percossa deriva una malattia ossia un qualsiasi processo patologico acuto o cronico, localizzato o diffuso, idoneo a determinare un’apprezzabile menomazione funzionale dell’organismo fisico (malattia del corpo), o psichico (malattia della mente), si avrà una lesione, che sarà lievissima se la durata della malattia non è superiore ai venti giorni, e lieve se sarà di durata compresa tra i ventuno e i quaranta giorni.
  • Lesione personale gravi o gravissima art. 583 c.p.: la lesione è grave e la pena è aumentata se con il comportamento violento si mette in pericolo la vita della persona offesa, o se deriva un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni o se ha causato l’indebolimento di un senso o di un organo. E’ invece gravissima se dal fatto deriva una malattia insanabile, la perdita di un senso, di un arto, di un organo, della capacità di procreare, una permanente e grave difficoltà della favella o lo sfregio permanente del viso.
  • Omicidio preterintenzionale art. 584 c.p.: l’omicidio preterintenzionale si ha quando a seguito di percosse e lesioni si causa la morte della vittima. Ossia quando il soggetto attivo voleva percuotere o causare delle lesioni alla persona offesa ma questa muore.

Per i reati di lesioni e omicidio preterintenzionale la pena è aumentata se questi avvengono in occasione della commissione del reato di maltrattamenti in famiglia o di violenza sessuale, se da parte dello stalker nei confronti della persona offesa o se contro il coniuge.

  • Omicidio volontario art. 575 c.p.
  • Sequestro di persona art. 605 c.p.: si avrà sequestro di persona quando qualcuno priva qualcun altro della propria libertà personale. Per esserci il reato basta che la limitazione dell’altrui libertà di movimento sia protratta per un tempo apprezzabile, seppur breve.
  • Violenza sessuale art. 609 bis c.p. : si avrà violenza sessuale quando qualcuno con violenza, minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali. Ad essere violata è la libertà sessuale, intesa come diritto di disporre liberamente della propria persona sotto il profilo sessuale. Per atto sessuale si dovrà intendere qualsiasi atto che sia finalizzato e idoneo a porre in pericolo la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale. Anche il proprio partner può essere accusato di violenza sessuale, la pena è addirittura aumentata se il fatto è commesso proprio dal coniuge, anche separato o divorziato, o da colui che è o è stato legato alla vittima da una relazione affettiva, anche senza convivenza.
  • Violenza privata art. 610 c.p.: con la violenza privata si punisce chi con violenza o minaccia costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa. L’oggetto giuridico tutelato dalla norma è rappresentato dalla libertà morale, ossia dalla facoltà di autodeterminazione dell’individuo. La violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e azione, potendo consistere anche in una violenza impropria che si attua attraverso l’uso di mezzi anomali diretti ad esercitare pressione sulla volontà altrui, impedendone la libera determinazione.
  • Minaccia art. 612 c.p.: con il reato in questione si vuole punire chi minaccia ad altri un danno ingiusto. E’ necessario per aversi il reato che la condotta azionata sia idonea a determinare la coazione del soggetto che la subisce.
  • Atti persecutori o Stalking art. 612 bis c.p.: Lo stalking, reato introdotto nel nostro ordinamento solo nel 2009, punisce chi con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da:

– cagionare un perdurante e grave stato d’ansia o di paura;

– ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;

– costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Il reato viene considerato più grave e la pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, separato o divorziato o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa o se il fatto è commesso con strumenti informatici o telematici o se a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità.

Il delitto è punibile a querela,( vedere oltre cosa significa) il termine per la presentazione è di 6 mesi e la remissione può avvenire solo davanti un giudice ed è irrevocabile se commesso con minacce reiterate da parte del partner. E’ infine procedibile d’ufficio se commesso contro un minore o contro una persona con disabilità. Quanto alle condotte riconducibili allo stalking sono ricomprese le minacce ossia la descrizione di un male futuro ed ingiusto, la cui verificazione dipende dalla volontà dell’agente e le molestie ossia qualunque condotta idonea ad alterare dolorosamente, fastidiosamente o inopportunamente, in modo immediato o anche mediato, la condizione psichica di una persona.

2. La denuncia alle autorità giudiziarie

Se gli atteggiamenti del tuo partner corrispondono a quelli sopra descritti e se desideri uscire da una situazione di violenza, una delle strade percorribili è rappresentata dalla denuncia alle autorità giudiziarie. Ci sono diversi modi per attivare la macchina giudiziaria, la scelta dell’uno o dell’altro ovviamente dipenderà dal momento che stai vivendo, ossia se ti trovi o meno in una situazione di emergenza.

a. SE NON SI E’ IN UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA

In tali casi è comunque necessario denunciare alle autorità i comportamenti del tuo partner o del tuo ex. E’ comunque consigliato rivolgersi ad un centro antiviolenza ( a questo link la lista di tutti i centri nel territorio italiano) che sarà in grado di darti supporto anche legale, consigliandoti un avvocato, che ti assisterà in tutte le fasi del procedimento penale.

Ad ogni modo, il primo e necessario atto, è denunciare la situazione che stai vivendo.

C’è però una cosa che devi sapere ossia che per alcuni tipi di reato le forze dell’ordine e la magistratura si attivano automaticamente per la ricerca e la condanna del colpevole dal momento in cui ne vengono a conoscenza. Le autorità possono sapere che è stato commesso o che si sta commettendo un reato in molti modi diversi o direttamente dalla loro attività di prevenzione del crimine o perché qualcuno glielo ha comunicato tramite una denuncia. Questi reati per cui basta che le autorità ne abbiano notizia per iniziare il procedimento che porterà alla condanna del responsabile si chiamano reati perseguibili d’ufficio. Affianco a questi reati ne esistono altri che sono chiamati reati perseguibili a querela di parte. Non c’è alcuna differenza tra gli uni e gli altri, se non per un importantissimo particolare, nei reati perseguibili a querela di parte serve che la persona offesa dal reato sporga una formale querela. Per la perseguibilità di questi ultimi reati non basta che le forze dell’ordine ne siano venute a conoscenza perché serve la querela della persona offesa. Nei reati che avvengono in una relazione violenta la persona offesa sei tu. Spetta quindi a te non solo denunciare ma sporgere una querela, in cui chiedi formalmente che l’autore del reato venga punito. Lo Stato, nel caso dei reati perseguibili a querela, lascia a te la decisione di chiedere o meno la punizione del colpevole, perché solo se deciderai di querelare inizierà un procedimento penale a carico del tuo partner. Nei reati perseguibili di ufficio, invece, per far iniziare un procedimento penale a carico del tuo partner basta che le forze dell’ordine vengano a conoscenza di una notizia di reato, anche da parte di terzi. Ma vediamo nello specifico la differenza:

  • Reati punibili d’ufficio, tra cui rientrano i maltrattamenti in famiglia o le lesioni gravi o gravissime, abbiamo detto che è sufficiente che le autorità vengano a sapere della loro esistenza per poter iniziare le indagini e individuare il colpevole. Nei casi di violenza domestica, tuttavia, non è sempre così facile per le forze dell’ordine venirne a conoscenza, se non quando avvengono fatti molto gravi. Diventa, pertanto, fondamentale recarsi direttamente dalla Polizia o dai Carabinieri e presentare una denuncia. La denuncia deve contenere l’esposizione degli elementi essenziali del fatto e indicare il giorno dell’acquisizione della notizia e le fonti di prova già note. Quando è possibile deve contenere la generalità, il domicilio e quanto altro valga alla identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito, della persona offesa (ossia te) e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti. Per i reati perseguibili d’ufficio la denuncia o anche un esposto potrà essere fatto da chiunque sia a conoscenza dei fatti, anche da una familiare o da un’amica.
  • Reati punibili a querela di parte, tra cui rientrano le percosse o lo stalking, abbiamo detto che è invece necessario che la persona offesa, ossia te in prima persona, sporga formale querela, che altro non è se non una dichiarazione in cui, oltre a descrivere i fatti, si manifesta anche la volontà che si proceda in ordine ad un fatto previsto dalla legge come reato ossia si esplicita la volontà che l’autore del reato venga perseguito. Anche in questo caso, ti dovrai rivolgere o alle forze dell’ordine o alla Procura della Repubblica, in maniera scritta o orale. Soprattutto nel caso di redazione di una querela è necessario rivolgersi ad un legale. Senza la querela il reato non sarà punibile perché manca una condizione di procedibilità, vale a dire che il procedimento penale non potrà iniziare, perché lo Stato lascia alla persona offesa la decisione di chiedere o meno la punizione del colpevole. La querela va fatta entro 3 mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato, se non la si presenta per tempo risulterà tardiva e il reato non sarà punibile. Nel caso della violenza sessuale il termine è invece di 6 mesi e una volta presentata non potrà più essere ritirata. Anche nello stalking il termine è di 6 mesi e potrà essere rimessa solo davanti ad un giudice. Si può rinunciare o rimettere la querela. Con la rinuncia si decide di non presentare proprio la querela. Si può rinunciare in maniera espressa o tacita. In quest’ultimo caso si avrà rinuncia quando si compiono fatti incompatibili con la volontà di portare avanti la querela. Dopo la proposizione della querela, non si potrà più rinunciare alla stessa, ma si dovrà procedere, eventualmente, alla sua remissione. In ogni momento la querela potrà, infatti, essere rimessa, ossia ritirata e il procedimento penale cesserà di esistere. La remissione potrà essere espressa o tacita, è tacita quando il querelante compie fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela. La remissione dovrà essere accettata dal querelato. La querela va fatta direttamente dalla persona offesa del reato e non da un familiare o da un’amica.

Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile d’ufficio può farne denuncia, mentre non esiste nessun obbligo in tal senso, salvo in alcuni casi.

Se, infatti, un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio hanno, nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, notizia di un reato perseguibile d’ufficio, devono farne obbligatoriamente denuncia per iscritto.

Allo stesso modo chi ha l’obbligo del referto, ossia chi si trova nell’esercizio di una professione sanitaria, deve farlo pervenire entro 48 ore o immediatamente al Pubblico Ministero o a un qualsiasi ufficiale di polizia giudiziaria. Il referto è la denuncia di una notizia di reato proveniente dai soggetti che esercitano una professione sanitaria, i quali abbiano prestato la loro opera in casi che possono configurare un delitto perseguibile d’ufficio. Il referto indica la persona alla quale è stata prestata assistenza, le sue generalità, il luogo dove si trova attualmente e quanto altro valga ad identificarla, nonché il luogo, il tempo e la altre circostanze dell’intervento e le altre notizie che servono a stabilire le circostanze del fatto, i mezzi con i quali è stato commesso e gli effetti che può causare.

Se durante o dopo un’emergenza ti devi recare in ospedale, ti devi ricordare che chi svolge una professione sanitaria ha l’obbligo di denunciare nel caso in cui ritengano che possa essere stato commesso un reato.

Andare in ospedale e farsi refertare è un atto necessario se si vuole documentare, ossia avere a disposizione delle prove, delle violenze subite.

b. SE CI SI TROVA IN UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA

Si consiglia di seguire le raccomandazioni contenute nella sezione di questo sito chiamata “In emergenza” (clicca qui)

Dal punto di vista legale, se riesci ad avvisare le forze dell’ordine mentre stai subendo una violenza e queste riescono ad intervenire sul posto mentre sta accadendo, l’autore potrebbe essere arrestato o allontanato d’urgenza dalla casa familiare.

Arresto: le legge italiana prevede che chiunque sia colto in flagranza di determinati reati, come lo stalking o la violenza sessuale, deve essere arrestato. (arresto obbligatorio)

Per altri tipi di reato come le lesioni gravi o gravissime, il sequestro di persona o la violenza privata, se c’è flagranza di reato, le forze dell’ordine potranno procedere all’arresto. In questi casi l’arresto non è obbligatorio ma facoltativo e dipenderà dalla gravità del fatto e dalla pericolosità del soggetto. (arresto facoltativo)

Se si tratta di un delitto perseguibile a querela, l’arresto in flagranza potrà essere eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all’ufficiale di polizia giudiziaria presente nel luogo in cui è stato commesso il reato. Se l’avente diritto dichiara di rimettere la querela, l’arrestato è posto immediatamente in libertà.

Per stato di flagranza si intende chi viene colto nell’atto di commettere un reato o chi, subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone o è sorpreso con cose o tracce dalle quali appare che abbia commesso il reato immediatamente prima.

Con l’arresto il soggetto verrà allontanato, detenuto presso la casa circondariale del luogo in cui è stato commesso il reato o in altri luoghi nella disponibilità delle forze dell’ordine che hanno eseguito l’arresto e sarà portato al più presto davanti ad un Giudice che deciderà del suo futuro.

Allontanamento d’urgenza dalla casa familiare: gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono disporre, previa autorizzazione del Pubblico Ministero, l’allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto nella flagranza, tra gli altri, dei delitti di lesioni aggravate, violenza sessuale e minaccia aggravata, nei confronti di un prossimo congiunto o di un convivente, ove sussistano fondati motivi di ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate, ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l’integrità fisica o psichica della persona offesa.

Sia in caso di arresto che di allontanamento d’urgenza, entro 48 o 96 ore al massimo, un Giudice deciderà cosa fare ossia se convalidare l’arresto e applicare una misura cautelare, come la custodia in carcere o gli arresti domiciliari, (vedere oltre cosa sono) o rilasciare il soggetto.

3. Le indagini, le misure cautelari, il tuo ruolo

Una volta che hai denunciato/querelato o che il tuo partner è stato arrestato/allontanato d’urgenza dalla casa familiare che succede?

Una volta che hai portato a conoscenza delle autorità la situazione che stai vivendo, queste ultime apriranno delle indagini a carico del tuo partner, che sarà formalmente indagato.

Di norma le indagini sono segrete, durano dei mesi e solo all’esito delle stesse si potrà sapere se il Pubblico Ministero ha deciso di portare avanti la causa nei confronti del tuo partner o se invece ha deciso di archiviare tutto.

Durante le indagini le forze dell’ordine e la Magistratura potranno convocare te o altre persone informate sui fatti per sentire la vostra versione. Ma soprattutto, in tale fase, all’indagato, ossia al tuo partner, potranno essere applicate le misure cautelari.

Tali misure verranno applicate se il Giudice ritiene che ci sono dei gravi indizi di colpevolezza circa la commissione di un reato e che ci sono delle buone probabilità che il presunto autore inquini le prove, si dia alla fuga o soprattutto reiteri il reato che ha già commesso, ossia ne compia altri dello stesso tipo.

Queste misure sono di diversi tipi e di solito vengono applicate prima che l’indagato venga condannato o assolto con una sentenza, proprio per impedire che nelle more del processo, che deve o meno accertare la sua responsabilità, commetta altri reati.

La scelta su quale misura applicare dipenderà in primo luogo dal tipo di reato commesso, dalle modalità con le quali si è svolto e dalla presenza o meno di precedenti penali in capo all’autore.

Ci sono diversi tipi di misure cautelari:

  • Il divieto di espatrio, vale a dire il divieto di lasciare il territorio nazionale.
  • L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: con il provvedimento che dispone tale misura il Giudice prescrive all’imputato di presentarsi a un determinato ufficio di polizia giudiziaria, più volte al giorno o più volte alla settimana.
  • L’allontanamento dalla casa familiare: con tale misura il Giudice prescrive all’imputato di lasciare immediatamente la casa familiare, di non farvi rientro e di non accedervi senza la sua autorizzazione, con la quale si possono prescrivere determinate modalità. Il giudice, qualora sussistano esigenze di tutela dell’incolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti, può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla stessa, come il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro, ma anche in tale caso il giudice potrà prescrivere determinate modalità e imporre limitazioni.

E’ infine possibile che il giudice possa ingiungere il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto della misura cautelare disposta, rimangano prive di mezzi adeguati.

La misura dell’assegno viene determinata dal giudice, tenendo conto delle circostanze e dei redditi dell’obbligato e stabilisce le modalità e i termini del versamento. Può inoltre ordinare, se necessario, che l’assegno venga versato direttamente dal datore di lavoro dell’obbligato, detraendolo dalla retribuzione a lui spettante.

  • Il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa: con tale misura il giudice dispone il divieto di avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa o di mantenere una certa distanza da tali luoghi o dalla stessa persona offesa. Se ci sono ulteriori esigenze di tutela il divieto può essere disposto anche nei confronti di determinati luoghi frequentati dai prossimi congiunti o da conviventi o da persone comunque legate da relazione affettiva alla persona offesa o di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone. Il giudice può vietare all’imputato di comunicare con qualsiasi mezzo con le persone sopra indicate (persona offesa e suoi cari).
  • Il divieto e l’obbligo di dimora, ossia il divieto o l’obbligo di dimorare in un determinato luogo.
  • Gli arresti domiciliari ovvero il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora. Il giudice dispone il luogo degli arresti in modo da assicurare le prioritarie esigenze di tutela della persona offesa dal reato (ossia non disporrà gli arresti nella casa dove sono stati commessi i reati).
  • La custodia cautelare in carcere: con tale misura l’indagato viene portato direttamente in carcere.

Le prescrizioni imposte con le misure cautelari devono essere rispettate altrimenti la misura verrà sostituita con una più gravosa in grado di evitare che l’indagato commetta ulteriori reati.

Durante le indagini tu come persona offesa puoi avere un ruolo attivo, per tale ragione appena vengono a conoscenza della notizia di reato, il Pubblico Ministero e la Polizia Giudiziaria ti devono informare sulla facoltà di nominare un avvocato (scelta consigliata fin da subito) e sulla possibilità di accedere al patrocinio a spese dello Stato.

La persona offesa dal reato, con l’ausilio del proprio legale, potrà, infatti, presentare memorie, indicare nuovi elementi di prova al Pubblico Ministero, chiedere di essere avvisata nel caso di archiviazione del procedimento e proporre opposizione contro tale decisione davanti al Giudice, produrre una propria lista testi per il dibattimento e, infine, costituirsi parte civile nel procedimento penale.

Al momento dell’inizio vero e proprio del processo penale, ti potrai quindi costituire parte civile, decidendo in tal modo di esercitare l’azione civile, per il risarcimento del danno causato dal reato, all’interno del processo penale stesso.

Con la costituzione, la parte civile potrà assistere e partecipare a tutte le fasi del procedimento penale, presentare dei propri testimoni, esaminare quelli portati dalle altre parti, imputato e pubblico ministero, che deporranno al dibattimento, depositare documenti in grado di provare il reato e proporre appello, qualora il Giudice decida di assolvere l’imputato, e ricorrere per Cassazione.